
E’ DI RIPACANDIDA L’ULTIMO COLONNELLO AIUTANTE DEL COMANDANTE DELLA GUARDIA NOBILE DEL PAPA, SI CHIAMA GIULIO PATRIZI, DISCENDENTE DA UNA FSAMIGLIA CHE HA DATO ALLA CHIESA BEN 4 SANTI E BEATI.
Ripacandida.
Il marchese Giulio Patrizi di Ripacandida è stato l’ultimo Cadetto Aiutante (il grado di cadetto equivale a quello di colonnello) del Comandante della Guardia Nobile del Papa, il corpo militare di gentiluomini italiani addette alla sicurezza del Papa, sciolto nel 1970 assieme al resto dalla Corte pontificia da Papa Paolo VI che volle eliminare lo sfarzo della Chiesa, tra questi, appunto, il corpo militare nobiliare che per 485 anni ha servito i Romani Pontefici. A darne notizia è il cultore di Venosa, Francesco Curatella che riferisce: “sfogliando i numeri arretrati di Radici Cristiane, un periodico mensile, sono rimasto sorpreso con tanta gioia nell’apprendere che tra le guardie svizzere del corpo militare nobiliare vi era anche il marchese Giulio Patrizi di Ripacandida”.
In questo periodico, speciale guardie svizzere, del 2006, il marchese Giulio Patrizi, discendente da una famiglia che ha dato alla chiesa ben 4 Santi e Beati, parla degli avvenimenti malinconici del 1970, lo fa con signorile eleganza e col rispetto del figlio devoto della Chiesa. I suoi occhi sono diventati lucidi quando ha visto in televisione nel 2005, l’annuncio delle elezioni del nuovo Papa dal balcone di San Pietro. Un tempo le Guardie Nobili potevano essere fisicamente accanto al Romano Pontefice, oggi quelle che tutt’ora vivono, lo vedono dai piccoli schermi. Nell’intervista a cura di Juan Miguel Montes, il marchese Giulio Patrizi dice: “quando siamo venuti a conoscenza della decisione di sciogliere il nostro Corpo, abbiamo chiesto una udienza al Santo Padre per consegnargli solennemente lo stendardo. Io personalmente scrissi al cardinale Villot, Segretario di Stato, affinchè ci fosse concesso questo ultimo omaggio e gli dissi: vede, Eminenza, di tutto possiamo essere spogliati secondo le esigenze dei tempi, dei privilegi, della nobiltà, del Corpo cui appartenevamo, del grado, degli onori, ma non dei nostri sentimenti di indefettibile fedeltà al Papa e alla Chiesa. Il Cardinale mi rispose dicendo che si era recato da Sua Santità per fargli leggere la mia lettera e che il Sommo Pontefice l’aveva molto gradita ed apprezzata e mi esprimeva la sua paterna riconoscenza. In seguito abbiamo consegnato lo stendardo al segretario di Stato che tradì un cenno di commozione, mentre tra le Guardie Nobili qualche lacrima solcò le guance. I compiti delle Guardie Nobili erano quelli di custodia fisica del Papa, mentre le Guardie svizzere avevano anche compiti che estrinsecavano dalla persona del Papa. Per secoli abbiamo prestato servizio con la sciabola, ma durante la guerra portavamo la rivoltella. Una notte che ero di guardia all’appartamento di Papa Montini, un aereo forse inglese mollò giù una torcia illuminante che cadde sul terrazzo del Papa e rimase accesa per lungo tempo, minacciando un incendio. Io ed un altro collega con i nostri mantelli spegnemmo la fiamma e riportammo trionfalmente la torcia spenta. La Guardia Nobile aveva un Capitano Generale Comandante, che non esercitava direttamente il comando militare, ma aveva la rappresentanza del Corpo, ed era affiancato da un Cadetto (o colonnello) Aiutante, l’ultimo Cadetto Aiutante sono stato io. Al momento dello scioglimento del nostro Corpo eravamo una ottantina. La divisa di parata consisteva in una tunica rossa ricamata di oro, con i pantaloni bianchi e con gli stivali alti alla scudiera. La divisa giornaliera era invece una tunica nera anziché rossa e pantaloni blu bandati. L’elmo si metteva sempre e nelle parate si aggiungeva il pennacchio e la criniera. La remunerazione, chiamata soldo, era una cifra simbolica che serviva appena per mantenere l’uniforme. Inizialmente la Guardia Nobile era aperta ai nobili provenienti dagli Stati Pontifici, ma dopo il 1929 si allargò alla nobiltà di tutta Italia”.Questa è la storia di questo nobile, originario di Ripacandida, un piccolo centro di poco più di 1500 abitanti, che ha dato i natali al giurista Andrea Molfese (1585-1619), al teologo G.B. Rossi (1650-1719)ed al chirurgo Leopoldo Chari (1790-1849), dal 2005 gemellata con la Basilica Superiore di Assisi.
Lorenzo Zolfo
Le due foto riprendono il marchese Giulio Patrizi con in mano il bastone simboleggiante il comando che la Guardia Nobile aveva su tutta l’anticamera pontificia, svizzeri e gentiluomini compresi.