Serata dedicata a Raffaele Ciriello


SPOLTORE (PE). ESTATE 2010. L’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO E SOLIDARIETA’ “AIUTIAMOLI A VIVERE” IN OCCASIONE DELLA RASSEGNA ABRUZZO FILM FESTIVAL 2010- CINEMA DI GUERRA E…ALTRO- DEDICA UNA SERATA A RAFFAELE CIRIELLO, IL FOTOREPORTER DI GUERRA-CHIRURGO PLASTICO DI GINESTRA UCCISO NEL 2002 IN PALESTINA. “SE NON DIREMO COSE CHE A QUALCUNO SPIACEREBBE, NON DIREMO LA VERITA”.
Ginestra.
Con viva soddisfazione è stata accolta nel piccolo centro arbereshe del Vulture l’invito da parte di un’associazione di volontariato di Spoltore, “Aiutiamoli a Vivere”, presieduta da Tusio De Iuliis, che opera in tutto il mondo per aiutare i popoli alla deriva ed oppressi, di dedicare, in occasione della rassegna estiva Abruzzo Film festival 2010 Cinema di guerra e..altro (7 agosto 2010), una serata al fotoreporter di guerra-chirurgo plastico, A.Raffaele Ciriello originario di Ginestra, barbaramente ucciso il 13 marzo del 2002 da un carro armato israeliano mentre riprendeva per conto del Corriere della Sera la guerra in Medio-Oriente. Per questa serata era stata invitata la moglie di Ciriello, Paola Navilli ed il giornalista della Rai, Amedeo Ricucci, testimone della morte del fotoreporter di Ginestra, entrambi non presenti fisicamente, ma contattati telefonicamente hanno espresso compiacimento per una serata dedicata a chi voleva raccontare la guerra con una macchina fotografica, non certo combatterla. E’ seguito un video sull’assassinio A. Raffaele Ciriello, raccontato anche da Amedeo Ricucci: “Il 13 marzo 2002, moriva a Ramallah il fotoreporter italiano Raffaele Ciriello. Io, purtroppo, ero accanto a lui. Ad ucciderlo, come documentano le immagini che lui stesso ebbe la sfortuna di realizzare in punto di morte - e che sono consultabili da tutti sul sito web http://www.ciriello.com - è stata una raffica di mitra partita da un blindato israeliano che gli si è improvvisamente parato contro, mentre Raffaele stava svolgendo il suo lavoro: filmare e fotografare, come faceva da più di dieci anni. Per non urtare la «sensibilità» degli israeliani, si è preferito chiudere un occhio e tacere, per un intero anno, accontentandosi della loro versione palesemente falsa, invece che indagare, scrivere e protestare, com'era doveroso. E non è tutto.
Anche il governo italiano ha fatto la sua parte in questa vergognosa commedia. Insomma,viene il sospetto che Israele goda di una speciale «impunità» e che le eventuali sbavature del suo esercito, l'uso cioè eccessivo oppure illegittimo della forza, non possano essere né criticate né tantomeno perseguite penalmente.
Prova ne è l'ultimo bilancio di Reporters Sans Frontieres:. dal settembre 2000, data d'inizio della seconda Intifada, nei territori occupati sono stati uccisi 3 giornalisti e più di 60 sono stati feriti, vittime quasi sempre del fuoco israeliano; ma in nessun caso ci sono state sanzioni o provvedimenti per i soldati di Tsahal che avevano aperto il fuoco. Tutto ciò aggiunge al dolore per la perdita di Raffaele un'amarezza profonda, che è cresciuta giorno dopo giorno, mese dopo mese. E che mi spinge oggi a scrivere, non solo per onorare la memoria di un collega e di un amico, ma anche per chiedere che sia finalmente ristabilita la verità, tutta la verità, su quanto è accaduto a Ramallah il 13 marzo 2002.
E' ora di spezzare l'ignobile cortina di silenzio che avvolge questo «caso».
Ed è tempo soprattutto di fare giustizia”. A ritirare il premio alla memoria di A.Raffaele Ciriello, era presente un cugino, Alfredo Zolfo da tempo residente a Pescara che nel suo breve intervento ha esaltato le doti di bravo fotoreporter di Raffaele Ciriello, quando, appena adolescente, immortalava scorci, volti di bambini, processioni, sguardi della sua amata“Ginestra”.
Lorenzo Zolfo