
MASCHITO. DUE ARBERESHE DI MASCHITO TORNANO IN SHIPERIA ALLA RISCOPERTA DELLE ANTICHE RADICI. 24 GIORNI CON LA BICI, OLTRE MILLE KM EFFETTUATI. UNO DI QUESTI IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE VATRARBRESHE, VINCENZO CUCCI, DI CHIERI (TO).
Maschito.
Ecco la storia di due audaci arbereshe, originari di Maschito, che hanno deciso di ripercorrere la strada dei profughi arbereshe che si sono insediati in Basilicata e che hanno fondato nel XVI secolo alcune comunità, tra queste Maschito. Vincenzo Cucci, presidente dell’associazione Vatrarbreshe, con sede a Chieri (To) e Luigi Barbano di 70 anni, partiti lo scorso mese di luglio con due mountain-bike sulla macchina, hanno raggiunto il loro paese di origine, Maschito. Il 5 luglio sono ripartiti con le sole biciclette e gli zaini al seguito alla volta di Bari, percorrendo 120 chilometri. Si imbarcano da Bari sul traghetto per raggiungere Durazzo, in Albania. Da Durazzo seguono per Kruya, dove visitano i monumenti riguardanti l’eroe albanese, Giorgio Kastriota Skanderbeg. Il cammino prosegue per Lexheze dove si trova il sepolcro di Skanderbeg, l’eroe europeo riconosciuto dai Papa di allora come il difensore fidae. Il viaggio prosegue per Scutari, successivamente i due improvvisati ciclisti toccano la città di Koman, dove si imbarcano sempre con le loro inseparabili bici sul traghetto per un viaggio di circa 3 ore in mezzo ad un territorio dalla natura incontaminata, per sbarcare a Fiere, da qui proseguono per Kukes e poi per Peskopye, Elbasan, Berat, quest’ultima magnifica città detta delle mille finestre. Non è mancata una breve visita ad Apollonia per la visita agli scavi archeologici, toccando Fier e giungere, infine, a Valona. Avvicinato il prof. Vincenzo Cucci di questa bellissima esperienza in Albania ha riferito: “ abbiamo voluto fare questo viaggio in bici perché solo in questo modo è possibile davvero avere il contatto ravvicinato con la gente per capire non solo la nostra comune lingua, ma anche la vera storia dell’Albania. Abbiamo parlato con giovani ed anziani, questi ultimi ci hanno raccontato le loro vicende personali patite nel terribile periodo della dittatura comunista. A testimonianza è stato impressionante vedere le innumerevoli case matte ( i bunker) fatte costruire dal dittatore Enver Oxha, il quale ingannevolmente diceva che queste abitazioni avevano il compito di proteggere i confini dell’Albania, mentre a detta degli albanesi erano fatte costruire con lo scopo di spiare lo stesso popolo. E’ stata, comunque, una esperienza indimenticabile anche se le strade non sono come le nostre, solo ultimamente sono incotruzione grandi arterie, come la Tirana-Durazzo. Gli albanesi quasi tutti masticano l’italiano ed hanno un rapporto privilegiato con gli italiani, ma quando sentono parlare l’arbereshe gli si illuminano gli occhi e ci chiamano immediatamente “Vellezera” (fratelli). Durante il nostro viaggio incredibilmente in un Hotel tra le montagne del nord non hanno voluto essere pagati il costo del soggiorno, in un’altra occasione a Berat un gruppo di albanesi con la loro macchina ci hanno accompagnati a visitare il territorio di quella città. In ultimo, a Valona l’albergatore dimostrando la grande amicizia per gli arbereshe ha voluto a tutti i costi prestarci la sua automobile personale per visitare la città. Grazie all’euro si può visitare l’Albania con costi accessibilissimi. Il mangiare dell’Albania è buono, si mangia carne e pesce fresco con yogurt e insalata mista annaffiata con buon vino bianco o rosso che gli albanesi non hanno ancora in uso di sofisticare oppure il mangiare veniva annaffiato dal buon “raki”, che è una specie di grappa distillata direttamente dall’uva”.
I due arbereshe sono partiti con una lettera di accompagnamento dell’Ambasciatore della Repubblica d’Albania in Italia, l’On. Llesh Kola al quale vanno i ringraziamenti dei due escursionisti, che però non è stata mai necessaria usarla in quanto la grande disponibilità e generosità del popolo albanese è proverbiale.
Lorenzo Zolfo